lunedì 21 settembre 2015

BUONI O... "BUONISTI" ?


Imitare il Maestro non è mai stato semplice. Talora infatti ci chiediamo: “Che farebbe al mio posto?". La risposta è però spesso vaga ed imprecisa. Basta l'intenzione... Ma nel pregevole tentativo di fare “come” Lui rischiamo spesso di cadere nella tentazione opposta che poi è sempre la peggiore: voler fare "meglio" di Lui.
Proprio come Satana, leggiamo il Suo Vangelo "a pezzettoni", per come conviene alla nostra personale filosofia del vivere, dimenticando per esempio che Egli fu sì "perdono" ma anche "ardente Amore" che, come in ogni sana famiglia, si fa ammonimento (talora fino all’insulto come avviene per i farisei o i venditori nel Tempio o lo stesso Pietro) proprio… per salvare!
Da buoni diventiamo "buonisti" e così indulgenti da "lasciar fare": abbiamo già smarrito la Via.
Se intendiamo quell' “amarsi gli uni gli altri” senza che emerga anche giudizio e fraterna correzione per i nostri come per gli altrui errori (pur non trascurando di togliere anzitempo la trave che ci appanna…), il nostro "non essere del mondo" non servirà mai alla sua redenzione. 
Sarà piuttosto come vagare in un Paradiso personale e quasi del tutto presunto, lasciandosi perfino crocifiggere anche quando non ve ne sarebbero né condizioni, né necessità alcuna (se non quella di rassicurare artificiosamente noi stessi) senza aver prima lottato e sopratutto senza un progetto (Lui aveva al contrario il Disegno più grande…), senza uno scopo, con l'impressione di affidarci a Lui mentre è più spesso al Caos e al disimpegno che amiamo abbandonarci...

Renato Pernice - 21 Settembre 2015

domenica 21 giugno 2015

IL SUO SGUARDO...



“Alle spalle e di fronte mi circondi e poni su di me la tua mano” (Sal. 139, v.5). Così come in questo “tempo forte” del “deserto” che sperimento oggi con i “Laboratori di Preghiera e Vita” di padre Ignacio Larrañaga (www.lpv-ct.it).
"Sto" e "mi sento" in Lui e con Lui, come quando talora, in rari momenti di totale consapevolezza, riesco ad “ascoltarmi” mentre parlo o mi muovo. Il contemplare me stesso è “traccia” della Sua Presenza che nell’intimo mi scruta e mi circonda.
Recita il versetto 7: “…dove fuggire dalla tua presenza?”. Accade (purtroppo) quando mi faccio “pesante” a me stesso, come chiuso nel circuito delle mie occupazioni che spesso (gonfiandosi a dismisura…) diventano “preoccupazioni” quotidiane.
Così, io stesso trasformo ciò che comunque “passa”, in eterno e “fondante” per me, mi ci immedesimo, mi chiudo in una prigione senza sbarre apparenti, fondando consistenza di cogente realtà in ciò che è solo frutto di agitazione mentale e, oppresso da me stesso, mi lamento per una infelicità che è solo frutto della mia debolezza spirituale.
Ma quando ci penso, questo “fuggire dalla Sua Presenza”, mi appare grottesco.
La vera domanda sarebbe: “PERCHE’ fuggire dalla tua presenza?”. Quando “so”, e lo so “nel profondo”, che non ne vale affatto la pena?…
Salvo poi a lamentarmi con me stesso e talora, come un Giobbe fuori di sè, perfino con Te, sforzandomi, in un paradosso ulteriore, di cercarTi di qua e di là come se anche Tu fossi una delle tante variabili impazzite del sistema…
E invece… da un “oltre” ove io stesso “sono” (senza riuscire a vedermi per ottusa miopia), TU SEI e… “mi scruti, e mi conosci”. Forse perfino deliberatamente sorridi ai miei sforzi e accenni benevolo un saluto, ove io, goffo e scialbo, inciampo nei rimorsi.
Pure anche io scorgo, in certi momenti di Grazia, come questo (e ne ringrazio Te e il Padre Ignacio) un riflesso consolatore e benigno della VERITA’, quando, libero da me stesso (ego) riesco a guardarmi accorgendomi dunque all’istante che mai Tu hai cessato di rivolgere a me il Tuo Sguardo.
Accade di solito, quando, stanco di inutili conflitti con mulini a vento, mi lascio soltanto andare e contemplo, in quei momenti, come in coma, ciò che accade dall’alto, e vedo le cose come Tu le contempli e mi faccio leggero, come ritornando all’essenza di quella materia sottile che anche la nuova fisica comincia a intuire all’origine di ogni cosmo creato. Mi lascio così “intessere di nuovo, nel ventre di mia madre, tra le Tue dita” e mi sembra di vibrare come le foglie dell’albero che si trova a me dinanzi ad ogni soffio d’aria lasciandosi amare, lasciandosi soltanto amare dal vento…

Renato Pernice - 21 giugno 2015

durante il Deserto delle Guide TOV
Monastero Benedettino Dusmet di Nicolosi - Ct

venerdì 22 maggio 2015

ARGILLA NELLE SUE MANI...



Una Meditazione su Ger. 18, 1-6

"Ecco, come l'argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani, casa di Israele" (v.6)

Io sono "argilla" nelle mani di Dio: questo "io sono". Il Padre risponde al mio interrogativo che è anche la domanda fondamentale di ogni essere umano: "chi sono?", "cosa ci faccio in questo mondo?".
In realtà il mio destino è stupendo. La mia "sofferenza" è solo frutto dunque di un irragionevole rifiuto, logica conseguenza del non essermi consegnato "interamente" a Lui, un tradire me stesso.
Quando un mio progetto non si realizza o suscita contraddizioni, facilmente mi lascio prendere dal puntiglio di procedere comunque contro corrente.
A volte è possibile cambiare gli eventi ma altre volte i fatti contengono una dinamica che è impossibile intralciare o addirittura scardinare come vorrei.
E' in situazioni come queste che occorre invece il coraggio, la forza interiore per sapersi fermare, riflettere con tutta calma, evitare il sovraccarico di altre occupazioni, pensieri ed emozioni che disperdono e angosciano la mente.
E' come una piccola "sfida": imparare a saper ascoltare per evolversi o meglio, per ritornare. Non era quella la "forma" che Tu volevi per me...
"Fiat!" dunque, "si compia" come Tu vuoi. In fondo, si tratta solo di ritrovare me stesso, imparare ad "essere" ciò che "sono": argilla, felicemente benedetta tra le Sue Mani...

Renato Pernice - 22 maggio 2015

mercoledì 20 maggio 2015

PREGHIERA VISIVA NEL MESE DI MAGGIO...


Contemplo il volto di Maria. Osservo specialmente su quello sguardo, fisso nel Signore e aperto ad ogni carità, il gioco della luce e dell'ombra. Come in ogni vita. Oltre le gioie e i dolori, tu trovi alimento nella fiamma ardente della Passione e del Santo Spirito ove tutta l'immagine (e la tua stessa vita) è riposta. Offri con semplicità il cuore trafitto del Figlio e il tuo sguardo fissa adesso proprio me invitandomi a cercare in Dio ogni giorno, la Sua Volontà, abbandonandomi ad essa con fiducia e incanto oltre ogni transeunte riflesso di luci e di ombre. "Fiat!" dunque, "Si compia anche in me ogni giorno la Sua Volontà. Ave Maria!

Renato Pernice - 20 maggio 2015

giovedì 20 novembre 2014

CENTRO DI GRAVITA'




















La fede, come ben dice padre Ignacio Larrañaga, è un incontro tra arte e Grazia: l'arte di pregare e la Sua Grazia. Un abbraccio. Perché Dio è AMORE.
Pregare non è solo chiedere ma sopratutto mettersi in ascolto. Lui è come un'immensa "forza di gravità spirituale" ma occorre raggiungere il "wormhole", sentirsene "magnetizzati", "sintonizzarsi".
A questo serve la preghiera. Più si "accelera" e più si svela Dio. Purtroppo sono tanti gli "idoli" delle nostre giornate che ci trattengono con le loro relative "gravità". Uno è il più grave: l'Ego, che presume di essere l'unico artefice (ad esempio della guarigione). Questa è l'origine di ogni sofferenza (nella Bibbia "peccato originale").
Pregare è una vera e propria "rivoluzione copernicana", accendere i motori della navicella e, contro ogni comodo adagiarsi sul divano delle proprie impotenze, sfidare la pressione di mille "atmosfere", andando come bastian contrari contro se stessi perché lui è l'infinitamente "altro", visibile solo con gli occhi della fede. Così la scienza umana ha la certezza matematica e teorica di altre dimensioni che nessuno ha mai visto.
Scrive Sant'Agostino: "Le immagini attraverso cui si muoveva la mia mente, erano le medesime per cui si muovono abitualmente i miei occhi; e non vedevo come questa stessa tensione interiore, con cui formavo proprio quelle immagini, era cosa diversa da esse, eppure non le avrebbe formate, se non fosse stata qualcosa di grande"... (Le Confessioni - libro VII - 1.2).

Renato Pernice (20.11.2014)

domenica 12 ottobre 2014

SPECCHIANDOMI IN TE...



Signore Gesù,
so che la mia preghiera
è ancora insufficiente:
debole fiammella
che vacilla e si spegne
al soffio degli eventi…
E quanto è importante invece
stare e ascoltare
per essere Te.

Potrò amarti
solo specchiandomi in Te
e nel mio me stesso
accogliendo il riflesso
di tanti miei fratelli
e il loro cuore che batte e che arde
è il mio stesso cuore
che desidera Te.

Dammi ti prego
la grazia dell’umiltà
perché nulla offuschi
il silenzioso coraggio dell’abbandono
l’inestinguibile Luce
che dal profondo dell’io più profondo
mi assimila a Te:

amore, speranza, caritatevole
ansia di soccorso,
mani tese che abbracciano
per incontrare Te
Padre buono, che ogni cosa
sostieni e abbracci
in ogni istante
con infinito Amore…

Renato Pernice (guida Formatore)
presso Monastero Benedettino Dusmet (Nicolosi - Ct)
Scuola Preparazione Guide Tov - 12 ottobre 2014

sabato 5 luglio 2014

NON ESILIATO MA PELLEGRINO...


Meditazione sul Salmo 104, 16 (...si saziano gli alberi del Signore...")

Una natura intorno in cui ogni essere vivente comunica questa "sazietà" in pace e armonia. Che cos'è questa armonia? Da cosa trae la sua origine? Dall'affondare le proprie radici nell'unico "nutrimento": l'Amore, Dio stesso.
La "sete" che sento di Lui è distanza artificiale la cui presunta necessità deterministica è vero inganno e mio tormento.
Come Lui stesso ha detto, "io sono dove si trova il mio cuore", e ciò che avremo al termine della vita non sarà che appagamento della "sete" di "questo" cuore.
Mia salvezza è aver "sete" di Lui e in questa sete è anche il compimento di ogni "sazietà".
Così è sazio di Lui l'albero in cui contemplo il Suo Mistero. Ha nutrimento nelle radici che "bevono" l'umida terra nel profondo. Le foglie al vento emanano gratitudine e anche il vento ha una sua ragion d'essere come "carezza" che allieta, "respiro" del Padre.
Il bello è "esserci", riposare in questo "fluido universale" (la Natura) di "presenze innamorate", ove la solitudine non esisterebbe se non che nella falsa necessità di un "dover" andare a casa.
Non ci sarebbe nulla di male: "anche gli uccelli hanno i loro nidi e gli animali le tane dove rifugiarsi".
Ma il mio scontento e la mia ambiguità sono riposte nel mio "essere" nella mia essenza deposta nel Figlio dell'uomo: Lui infatti "non ha" dove posare il capo
Il paradosso sta proprio in questo “sentirsi in esilio" proprio perché tu invece "hai" dove posare il capo e, in ragione di questa nuda consapevolezza, che promana dalla fede stessa, ciò che ad altri infonde conforto è per me ragione di disagio e insicurezza.
Concepito per essere "figlio", innestato nell'Unità trinitaria (così come l'albero è innestato, attraverso il terreno, nel "continuum" universale) e invece "diviso" tra mille necessità assolutamente non necessarie (talune del tutto inutili in verità...), costretto a rincorrere il "prossimo" (volto di Cristo), che scompare e ricompare in mezzo a una folla di "personaggi in cerca d'autore". Tale è la natura mia e dell'uomo...
Benedetti siano dunque questi momenti di "ascolto" e consapevolezza!... Attraverso i quali la natura mi ammaestra con il suo "silenzioso equilibrio" e nel volto dell'altro scopro finalmente un fratello anzi... "il” Fratello e conosco come Amore il nome di Dio e più nulla è ostile o "diviso", perché tutto è Pace.
Non esiliato dunque, ma "pellegrino", con un cuore colmo di speranza mentre raccolgo anch'io la "carezza del vento"...

Renato
Deserto - in "Scuola Formazione Guide TOV"
presso Monastero Benedettino "Dusmet" - Nicolosi (Ct)
05 luglio 2014